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Scegliere una soluzione tecnologica: quando l’hype supera la ragione

Scegliere una soluzione tecnologica: quando l’hype supera la ragione

Ah, è arrivato il momento di rifare il sito aziendale.

O magari hai deciso di metterti al passo coi tempi e di dotarti di un nuovo software di business intelligence, o ancora, devi semplicemente digitalizzare dei processi nella tua azienda.

Beh, a meno che tu non sia un veterano esperto, sarà un bel problema avventurarsi nel mare di specifiche e caratteristiche delle varie soluzioni già esistenti per capire ciò che fa al caso tuo. Non parliamo inoltre della possibilità di rivolgerti ad un team di professionisti per la creazione di una soluzione custom (gran parte del software aziendale oggi disponibile, prodotto negli USA, è pensato per il solo mercato statunitense: spesso non sono adattati al 100% al contesto italiano o offrono poca personalizzazione).

Ma oggi non voglio parlarti di software, o almeno, non quello che sei abituato a vedere su uno schermo.

Voglio parlarti del “software” che usi per prendere delle decisioni: il tuo modo di ragionare.

L’input per questo articolo viene da un talk di Mario Fusco a cui ho assistito al Codemotion 2016.

L’oggetto del suo talk riguardava i bias cognitivi e degli impatti che spesso hanno nello sviluppo software, introducendo errori nell’architettura o minandone prestazioni e sicurezza (un bias è in pratica un modo non ottimale di ragionare e vedere le cose - dopo ti spiego meglio che cos’è).

Qui voglio allargare un po’ la prospettiva, estendendola in generale al modo in cui si prendono decisioni, soprattutto nel contesto lavorativo e nelle attività di tutti i giorni. L’articolo non implica che io ne sono immune - anzi - ma mi sembra un tema ricorrente avendo a che fare, gestendo progetti, sia con il lato business che con quello tecnico: spesso due modi di fare le cose che non si incontrano perché ognuno ha il suo modo migliore di fare le cose™.

In un mondo ideale, tutte le decisioni sarebbero basate su una valutazione razionale delle opzioni a disposizione basandosi su una serie di criteri di diversa priorità che riflettano i bisogni personali o dell’organizzazione per la quale si opera.

La realtà? È ben diversa.

Prima di addentrarci nel discorso, un po’ di definizioni utili:

Bias cognitivo: attitudine a pensare e ragionare in un certo modo, una forma di pregiudizio nei confronti di qualcuno o qualcosa. I bias emergono per i motivi più disparati: paura dell’incertezza, priorità in disordine o poco chiare, scorciatoie mentali ormai non più adatte al contesto, informazioni limitate a disposizione, ecc.

Opinioni: sono convinzioni, posizioni o punti di vista. Ad esempio, c’è chi crede che è meglio comprare un prodotto fatto e finito piuttosto che reinventare la ruota e costruirlo da sé. Altri credono che sia preferibile dare in outsourcing ciò che non appartiene al core business aziendale piuttosto che continuare a farlo internamente. Altri credono esattamente l’opposto dei due punti precedenti.
Ovviamente il discorso si estende anche alla politica, le relazioni sociali, la religione, e praticamente tutte le attività umane.

Fatti: ciò che può essere provato basandosi su osservazioni e prove oggettive. È un fatto che la terra sia tonda: vai abbastanza in alto o circumnaviga il globo e avrai modo di vederlo da te. Altrimenti ci sono sempre le foto dallo spazio a cui puoi far riferimento.

Diversamente dal passato, oggi questo fatto è largamente accettato (anche se c’è sempre chi non crede alle prove).

Nel mondo del software - così come delle aziende IT centriche - ci sono diversi esempi di scelte tecnologiche non ottimali. Spesso tali scelte vengono influenzate dall’hype: il sensazionalismo che si genera attorno alle novità.

hype cycle software development

Ogni tecnologia va incontro a quello che viene formalizzato come il Ciclo dell’Hype (da Gartner):

- Viene introdotto sul mercato un nuovo prodotto (o servizio/tool) con una marcata componente innovativa
- Le aspettative si gonfiano rapidamente, arrivano i primi adopters così come le prime storie di successo
- Emergono i difetti ed i limiti funzionali, le prime recensioni negative mettono in luce come le aspettative sui risultati siano state gonfiate
- I feedback vengono utilizzati per migliorare e stabilizzare la tecnologia, le nuove versioni cominciano ad essere adottate in ambienti più strutturati ed in alcuni progetti pilota
- Con tempo sufficiente, la tecnologia diventa matura abbastanza da essere infine adottata anche dalla ‘’massa’’ e da chi meno aperto al cambiamento e avverso al rischio

A volte, tuttavia, può capitare che si smetta di investire nel miglioramento o non lo si fa abbastanza per stare al passo coi tempi.

Qualsiasi sia la soluzione che si intende adottare, è bene valutare su che punto della curva si trova e se (in caso di tecnologie molto recenti) siamo disposti a subire il potenziale rischio che ne può derivare.

Quando si tratta di IT, il ciclo di vita di ogni soluzione è davvero breve: negli anni ciò ha dato vita ad una vera Babilonia di framework, linguaggi, procedure, pratiche e miti, al punto da smuovere diversi esperti ad esprimersi sul come sopravvivere a questo rapido turnover tecnologico.

Ogni giorno spuntano infatti guide alla soluzione/framework/linguaggio ‘’migliore’’ così come dei vari articoli che vedono singole implementazioni fatte per casi specifici diventare le nuove best practices per una certa nicchia di problemi.

Cosa possiamo fare nel concreto ?

Fai attenzione: la convinzione collettiva che qualcosa sia vero o falso, non lo rende automaticamente un fatto (questo effetto si verifica per un mix tra bias d’autorità, bias di ripetizione e quello che su Wikipedia è stato tristemente tradotto come effetto carrozzone).

Ad esempio la convinzione che un certo processo o modus operandi siano i migliori che si possano mettere in atto, spesso previene proprio il superamento degli stessi in favore di alcune soluzioni migliori.

Valida le tue opinioni

Tutti hanno delle opinioni. A volte possono essere utili: riflettono delle percezioni individuali e possono essere usate come punto di partenza in un processo decisionale, specie se vengono da persone con più esperienza di te.
Altre volte, invece, possono essere affette da bias, o basarsi su informazioni scarse.

Spesso le persone confondono fatti ed opinioni, o si identificano con le loro opinioni al punto da perdere l’abilità di comunicare e lavorare in modo efficiente con gli altri: il risultato è un aumento nella frequenza e nell’intensità dei conflitti, a spese di relazioni lavorative ed esito del progetto.

La best practice in questi casi è cercare di non identificarsi con le proprie opinioni e verificare che siano il più possibile vicino ai fatti. Per far questo è necessario avere la mente aperta: impegnarsi nel valutare le proprie opinioni e convinzioni alla luce dei fatti, ed eventualmente cambiarle per assecondarli (non il contrario).

Opzioni e Decisioni

Un’opinione fondata sui fatti può essere un concreto punto di partenza nell’analisi che porta ad una decisione finale, diventando a tutti gli effetti un’opzione.

La decisione potrà quindi riguardare la scelta di un'opzione piuttosto che un’altra, o una fusione delle opzioni disponibili nella ricerca del compromesso migliore a seconda delle priorità: costo, tempo di implementazione, possibilità di estensione della soluzione, user experience, ecc.

È solo in modo razionale e strutturato che le situazioni possono essere risolte in modo che, ogni volta sia possibile, si soddisfino i bisogni di tutti gli stakeholders (chiunque abbia un’aspettativa nei confronti di un progetto che dipende dal suo buon esito).

Lo stesso approccio è quello che dovrebbe essere applicato in una corretta software selection o la raccolta di requisiti per un nuovo progetto IT.