22 Febbraio, 2019 | Di

Ok Google, qual è il futuro degli assistenti vocali?

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Chi ha visto 2001: Odissea nello spazio e si ricorda di HAL 9000, il supercomputer co-protagonista del capolavoro di Kubrick, di certo non sarà molto contento di sapere che i cosiddetti assistenti vocali sono considerati il futuro dell’interazione tra uomo e macchina.

I dati indicano, infatti, un notevole aumento di persone che fanno ricerche vocali, che acquistano dispositivi con voice technology per la propria abitazione, che comprano auto con sistemi come CarPlay di Apple o Android Auto di Google.

Un po’ di dati sull'utilizzo degli assistenti vocali

Dunque. Gli esperti del settore prevedono che entro il 2020 il 50% delle ricerche verrà effettuato a voce e il 30% su dispositivi senza uno schermo. Inoltre, circa il 16% degli americani (uno ogni sei) possiede un dispositivo di home assistance. Entro il 2022 il numero salirà al 55%.

Ma non è finita qui. Il 72% delle persone che possiede uno smart speaker dichiara che utilizzarli fa parte della loro routine quotidiana, al 41% sembra di “parlare con un amico o un conoscente”.

Altri dati che sottolineano come l’utilizzo di assistenti vocali non sia solamente un trend passeggero riguardano l’età della maggioranza degli utenti: circa il 36% dei millennial utilizza i vocal assistant almeno una volta al mese (contro l’11% dei nati nel dopoguerra), mentre la maggior parte dei possessori di smart speaker si trovano nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni. Cambieranno idea invecchiando o continueranno a usarli?

Insomma, non solo stanno entrando nelle nostre case e conquistando le nostre abitudini, ma sembra proprio che gli assistenti vocali siano qui per restare. Come? Semplicemente migliorando sempre di più e permettendoci di fare cose che prima potevamo solo sognare, esclusivamente tramite comandi vocali.

Apple e il futuro di Siri

Dando un’occhiata alle vendite di Apple HomePod e CarPlay, si ha l’impressione che l’azienda di Cupertino stia avendo molto successo con il suo assistente vocale: Siri. Ciononostante, l’impressione è che si trovi relegata al terzo posto tra i produttori di vocal assistant, dietro ai nuovi leader dei “microfoni collegati a internet”: Amazon e Google.

Questo perché Apple è rimasta un po’ indietro rispetto ai concorrenti dal punto di vista della comprensione del linguaggio umano e dei risultati in termini di naturalezza della voce del bot. Non a caso, tutti gli sforzi dei programmatori e dei linguisti di Apple sono concentrati in questa direzione e la sensazione è che stiano lasciando un po’ indietro lo sviluppo dell'intelligenza della macchina.

Non solo. Apple è ancora chiusa riguardo alla possibilità di controllo di applicazioni e dispositivi di terze parti, altro campo in cui Amazon e Google invece hanno fatto in fretta ad affermarsi. Come è sempre stato, è difficile convincere i successori di Steve Jobs ad aprirsi alla tecnologia di altre aziende.

È possibile, in ogni caso, che la strategia di Apple sia più forte nel lungo periodo, rispetto a quella dei concorrenti. I passi avanti che può fare nel NLP (Natural Language Processing) potrebbero riportare in auge il voice assistant della Mela grazie alla maggiore facilità di utilizzo, marchio di fabbrica dell’azienda di Cupertino.

“Ok Google, cosa potrai fare in futuro?”

Google Assistant si chiama semplicemente così: assistente Google. Niente nome, niente voce distintiva, ma tante opportunità diverse. La forza dell’assistente vocale di Google sta, indiscutibilmente, nella compatibilità con le sue innumerevoli piattaforme: Gmail, Calendar, Maps etc. etc.

Basta un account di Google e con la nostra voce possiamo fare tutto ciò che di solito facciamo digitando sulla tastiera. Ma ciò che potrà fare in futuro lascia semplicemente a bocca aperta. Vediamo un paio di esempi.

Google traduttore diventa interprete

Dimentica le traduzioni letterali e maldestre a cui sei abituato: l’abilità di Google Traduttore è aumentata con il tempo e nel prossimo futuro il nostro translator preferito farà carriera e diventerà un interprete. Qual è la differenza? Che la traduzione verrà effettuata in tempo reale: mentre l’utente parlerà, uscirà sullo schermo o verrà enunciata “ad alta voce” la traduzione di ciò che viene detto, nella lingua desiderata.

Niente più inglese maccheronico quando ci troviamo in vacanza oltreoceano, niente più figuracce con i manager della sede estera, niente più vani tentativi di conquistare ragazze di altre nazionalità. Basterà tirare fuori lo smartphone, parlare, e l’interlocutore ci capirà immediatamente.

Google Duplex, il nuovo migliore amico di chi odia stare al telefono

Come Apple, anche Google sta investendo molto del suo tempo (e denaro) a far in modo che il suo vocal assistant non solo suoni più umano alle nostre orecchie, ma che sia anche in grado di comprendere meglio le nostre richieste. In questa direzione va uno dei progetti più innovativi e ambiziosi dell’azienda di Mountain View: Google Duplex.

Tramite questo servizio, potremo ad esempio prenotare ristoranti o acquistare prodotti tramite telefonate effettuate da Google Assistant. Il livello al quale sono arrivati è evidente in questa dimostrazione live.

Come mostrato nel video, la cosa più impressionante di Duplex non è tanto la capacità di “suonare” naturale, quanto quella di non venir portato fuori strada da un’interlocutrice umana che, ironicamente, non riesce a capire la richiesta che le viene fatta. Google rimane “in contesto” fino alla fine, portando a termine il suo compito senza sbagliare.

Amazon Alexa: se vuoi fare acquisti, ti basta chiederlo

Il terzo grande protagonista nel mondo degli assistenti vocali è Alexa, proprietà di Amazon. In un certo senso, è l’ultimo arrivato, essendo disponibile per lo più in smart speaker (come Amazon Echo) che si trovano da relativamente poco sul mercato.

Ciononostante, le sue potenzialità sono evidenti, soprattutto grazie alla compatibilità nativa con uno degli store online più grandi del mondo, Amazon appunto. Acquistare con l’aiuto di Alexa non è mai stato così semplice: basta chiedere. Un altro punto forte è senza dubbio la possibilità di controllare gli oggetti smart di casa attraverso i comandi vocali: che siano lampadine, tapparelle, elettrodomestici o televisori, bisogna solo controllare che siano compatibili con Amazon Echo e lo smart speaker farà il resto.

Il “potere” di Amazon Alexa ha anche attirato l’attenzione di Microsoft che, reduce dallo scarso successo del suo voice assistant, Cortana, ha annunciato una collaborazione con l’azienda di Jeff Bezos grazie alla quale sarà possibile utilizzare Alexa in tutti i dispositivi Microsoft.

 

È proprio il caso di dirlo: nel futuro, la parola spetterà agli assistenti vocali.

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