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Codemotion 2016: 5 Riflessioni di un Developer nel suo Ambiente Naturale

Codemotion 2016: 5 Riflessioni di un Developer nel suo Ambiente Naturale

Il Codemotion 2016 è stato, come sempre, un evento interessante, formativo e in grado di mettere in contatto le più disparate figure del mondo IT.

Io, da buon geek, non mi sono lasciato scappare l’occasione per assistere a questa iniziativa, diventata punto di riferimento per tutte le personalità di spicco del mondo dello sviluppo software.
 

Come accade sempre, la kermesse ha dato voce a speaker provenienti da tutto il mondo che hanno parlato delle più disparate esperienze personali, spaziando su un insieme molto ampio di argomenti: sviluppo software, architetture, linguaggi e paradigmi di programmazione, videogiochi, startup, big data e molti altri topic caldi legati al mondo IT.

Ne ho quindi approfittato per rinfrescare la mia conoscenza sui trend tecnologici più in voga nel 2016 e per farmi un’idea sul verso che sta seguendo questo bellissimo mondo.
Iniziamo subito partendo dagli hot topic emersi in questi due giorni.

 

Golang piace a tutti

Il nuovo linguaggio sviluppato da Google sembra aver colpito moltissimi sviluppatori.
Tutti vogliono impararlo, tutti vogliono conoscerlo e ogni startup pagherebbe oro per averlo nel suo stack tecnologico.
Ricorda quasi il Ruby di qualche anno fa, poco prima che la spietata falce tecnologica lo tirasse giù dal palcoscenico. la speranza ovviamente è che il pupillo di mamma Google sopravviva e che si dimostri più robusto di Ruby.

Sfortunatamente il rovescio della medaglia appare chiaro facendo una veloce ricerca su Linkedin.
Gli annunci di lavoro per gli sviluppatori Golang in Italia sfiorano lo zero, segno che, come spesso accade, l’hype intorno ad una tecnologia non trovi un riscontro effettivo nella realtà.
Altro aspetto che bisogna considerare è la giovanissima età di Golang, nato solo nel 2007 nei laboratori del colosso di Mountain View.
Molto spesso i nuovi linguaggi di programmazione impiegano diversi anni prima di affermarsi concretamente in un mercato competitivo come questo.

La domanda rimane la stessa: meteora o astro nascente?
Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

Programmazione funzionale, ci siamo!

Anno dopo anno gli adepti della programmazione funzionale aumentano e concetti oscuri e spaventosi come lambda expressions e funzioni di ordine superiore sembrano fare meno paura ai developers.

Mario Fusco, java champion e sviluppatore di grande esperienza, rema fortemente in questo verso e nel suo talk mostra come re-implementare i più famosi pattern della Gang of Four in maniera funzionale grazie alle nuove API offerte dalla JDK 1.8.
I vantaggi sono innegabili, il codice appare più snello, elegante e facile da scrivere, estendere e mantenere, riducendo effettivamente l’effort da parte dello sviluppatore.

Onestamente vedo nell’avanzata della programmazione funzionale una vera e propria innovazione, capace di portare un effettivo cambiamento nelle metodologie dello sviluppo.
Cambiamento questo, che non si vedeva da molti anni e che potrebbe, a modo suo, rivoluzionare positivamente il mondo del software.

 

 

Reactive is the new black

Il reactive manifesto sembra aver colpito nel segno e sempre più aziende basano il loro business sul quartetto Lightbend: Play, Akka, Spark, Lagom.
Avere sistemi estremamente responsivi, message oriented e in grado di scalare facilmente sembra essere un valore non da poco e grandi aziende come Linkedin, Zalando e The Guardian vogliono crederci.
Un trend, quello del movimento reactive, che si porta dietro un’altra interessante novità chiamata Scala.

Il linguaggio sviluppato da Martin Odersky, nato per coniugare programmazione funzionale e object oriented, è infatti largamente supportato nel pacchetto Lightbend, insieme ovviamente al Java.
Scala è potente, robusto e stabile, estremamente adatto allo sviluppo back-end.
Dietro al linguaggio c’è il Politecnico di Losanna e i fondi per la ricerca sembrano non mancare grazie ad investitori del calibro di Goldman-Sachs, Verizon e IBM.

Insomma, gli ingredienti ci sono tutti per ottenere un prodotto valido e attivamente mantenuto da una community di alto livello.

 

 

I grandi assenti: PHP e IoT

 

Ovviamente il mondo dell’IT è un mondo veloce, la tecnologia che lo scorso anno era sulla bocca di tutti, quest’anno potrebbe essere considerata legacy.
Vale quindi la pena spendere due parole su quei linguaggi, framework e trend che non ce l’hanno fatta.

PHP è il primo grande assente di questa edizione 2016 del Codemotion.
L’elefantino viola sembra non reggere il passo delle altre tecnologie e le innovazioni introdotte con la versione 7 del linguaggio non sconvolgono più di tanto i developers.
L’unico talk decisamente rilevante su questa tecnologia lo propone il bravissimo Enrico Zimuel che ci parla delle innovazioni introdotte in PHP 7, talk sicuramente interessante anche se un pelo ripetitivo, in due anni ho assistito a circa 5 eventi in cui si millantano le funzionalità della nuova versione di questo linguaggio.

Che il mondo del software sia sempre stato un po’ cattivo verso la creatura di Rasmus Lerdorf (ricordiamo, ospite d’eccellenza del Codemotion 2015) non è un segreto, bisogna anche riconoscere però che l’evoluzione del PHP è lenta, pachidermica e goffa, soprattutto quando, nel 2015, propone l’introduzione del paradigma ad oggetti in un mondo che si sta muovendo verso il funzionale.

Altro grande assente è l’IoT.
La passione verso la casa domotica, verso gli Arduino e i Raspberry Pie che si illuminano e che annaffiano le nostre piantine mentre siamo in vacanza sembra essere scemata del tutto.
Personalmente questa inversione di tendenza verso il mondo dell’Internet delle Cose mi amareggia un po’. Ero molto entusiasta al sorgere di questa ondata di maker e mi rattrista vedere come tutto questo sia quasi sparito nell’arco di poco tempo.

Anche il mondo delle startup sembra essersi opacizzato e sono sempre di meno gli aspiranti Mark Zuckerberg con la voglia di cambiare il mondo.
Nonostante questo, l’edizione milanese del Codemotion dedica alle idee innovative un’intera area in cui vengono esposti i progetti di una decina di gruppi.
Ho provato a parlare con tutti gli startuppari presenti e sinceramente le idee proposte non mi hanno esaltato, insomma, prodotti validi e interessanti ma, a mio avviso, nulla di sconvolgente.

 

In conclusione

Voglio chiudere questo articolo con qualche riflessione personale sul Codemotion 2016.
Per la prima volta ho assistito ad un significativo incremento di donne fra i developer, segno questo che organizzazioni come Django Girls o JS Girls stanno facendo un eccellente lavoro nel creare un ambiente più inclusivo e aperto a tutti.
C’è ancora moltissimo da fare ma la strada sembra essere quella giusta!

L’età media dei geek sembra essere aumentata non di poco.
Ricordo che i primissimi eventi del genere a cui partecipavo durante gli anni dell’università erano pieni di matricole poco più che ventenni, adesso invece sono parecchi gli sviluppatori con i capelli bianchi che seguono questi talk.

Vedere persone che rimangono legate ad un ruolo tecnico oltre i 40 anni indica che il mondo dello sviluppo software non è più visto come una fase di passaggio, come un purgatorio in cui sporcarsi le mani prima di diventare un manager in giacca e cravatta.
A mio avviso un’inversione di tendenza del genere può solo che far bene al mondo dell’IT, soprattutto in Italia, dove il programmatore software fatica ad essere visto come un ingegnere e viene troppo spesso assimilato e relegato alla figura del nerd ventenne che pigia i tasti.

Inutile sottolineare come un’idea del genere sia poco sensata e assolutamente deleteria.
Vedere l’IT come una branca secondaria, come un male necessario o come qualcosa su cui investire solo perché non se ne può fare a meno è decisamente controproducente.
Fermiamoci un secondo a ragionare sul fatto che l’informatica è quel mondo bellissimo che sta alla base di moltissime operazioni che effettuiamo ogni giorno, quando preleviamo da un ATM, quando controlliamo l’accredito del nostro stipendio, quando facciamo una visita specialistica da un dottore o quando comunichiamo con gli altri e la nostra privacy è garantita da algoritmi progettati ed implementati da esperti ingegneri del software.

In tutta onestà, voi che utilizzate o acquistate software, sareste disposti a mettere la vostra salute, la vostra sicurezza o i vostri soldi in mano a persone poco esperte, in mano a degli amatori del software?
Pensateci per un momento, sareste disposti a subire un’operazione delicata sapendo che sarà svolta da una matricola che, per pagarsi gli studi, si diverte con il bisturi?
Acquistereste una casa su cui non sono stati effettuati test strutturali per ridurre i costi?
Io non penso che accettereste un compromesso del genere.

Ecco, compromessi come questi vengono accettati quotidianamente nel mondo IT, però ce ne ricordiamo solo quando ci rubano l’account di posta elettronica, quando ci clonano il bancomat oppure quando una sonda spaziale costata più di un miliardo di euro si schianta inevitabilmente su Marte.

Chiudo questa serie di riflessioni con un consiglio: veniteci a questi eventi, spendeteli questi 50 euro (20 circa se siete studenti) e fate un’esperienza del genere se siete persone legate al mondo dell’informatica.
Tenete sempre le orecchie aperte sulle nuove tecnologie, le nuove metodologie, i nuovi protagonisti di questo ambiente.
Non pensate di essere arrivati alla fine della vostra carriera perchè avete trovato il lavoro tranquillo che vi paga decentemente perché un po’ di sana curiosità è alla base di questo lavoro.

Concludo chiedendovi: qualcuno di voi c'è stato? Quali sono state le vostre impressioni?